venerdì 13 febbraio 2026

​VENERDÌ DELLA V SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

Mc 7,31-37


In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».



San Efrem, diacono (IV sec.), Sermone “Su nostro Signore”, 10-11, sul mistero della manifestazione divina nel corpo di Cristo. •


La forza divina, che l’uomo non può toccare, scese e si avvolse in un corpo palpabile affinché i poveri potessero toccarla, e toccando l’umanità di Cristo, percepissero la sua divinità.

Attraverso delle dita di carne, il sordomuto sentì qualcuno che toccava le sue orecchie e la sua lingua. Con dita tangibili percepì l’intoccabile divinità, una volta sciolto il vincolo della sua lingua e aperte le porte chiuse delle sue orecchie. Perché l’architetto e artefice del corpo venne fino a lui e, con una parola dolce, creò senza dolore dei canali nelle sue orecchie sorde; allora anche la sua bocca chiusa, fino ad allora incapace di pronunciare una parola, diede al mondo lode a Colui che così fece fruttare la sua sterilità.

Anche il Signore plasmò argilla con la sua saliva e la stese sugli occhi del cieco dalla nascita (Gv 9,6), per farci comprendere che gli mancava qualcosa, come al sordomuto. Una imperfezione congenita della nostra pasta umana fu rimossa grazie al lievito che proviene dal suo corpo perfetto.

Per completare ciò che mancava a questi corpi umani, diede qualcosa di sé stesso, proprio come si dona nel cibo [nell’Eucaristia]. È attraverso questo mezzo che elimina i difetti e risuscita i morti, affinché possiamo riconoscere che, grazie al suo corpo «in cui abita tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9), i difetti della nostra umanità sono rimossi e la vera vita è donata ai mortali mediante questo corpo in cui abita la vita stessa.