venerdì 20 febbraio 2026

VENERDÌ DOPO LE CENERI

Mt 9,14-15


In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».



Mentre Gesù si trova a tavola in casa di Levi, il pubblicano, i farisei e i seguaci di Giovanni Battista gli domandano perché i suoi discepoli non stanno digiunando come loro. Gesù risponde che gli invitati a nozze non possono digiunare mentre lo sposo è con loro; digiuneranno quando lo sposo sarà loro tolto. Così dicendo, Cristo rivela la sua identità di Messia, Sposo d'Israele, venuto per le nozze con il suo popolo. Quelli che lo riconoscono e lo accolgono con fede sono in festa. Egli però dovrà essere rifiutato e ucciso proprio dai suoi: in quel momento, durante la sua passione e la sua morte, verrà l'ora del lutto e del digiuno. (…) La Quaresima (…) nel suo insieme costituisce un grande memoriale della passione del Signore, in preparazione alla Pasqua di Risurrezione. Durante questo periodo ci si astiene dal cantare l'alleluia e si è invitati a praticare forme opportune di rinuncia penitenziale. Il tempo di Quaresima non va affrontato con spirito "vecchio", quasi fosse un'incombenza pesante e fastidiosa, ma con lo spirito nuovo di chi ha trovato in Gesù e nel suo mistero pasquale il senso della vita, e avverte che tutto ormai deve riferirsi a Lui. (Papa Benedetto XVI, Angelus, 26 febbraio 2006)

mercoledì 18 febbraio 2026

MERCOLEDÌ DELLE CENERI

Mt 6,1-6.16-18

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».


https://m.youtube.com/watch?si=s26qZCNs4MqxbW30&v=-s47Iq_H5Xk&feature=youtu.be

martedì 17 febbraio 2026

MARTEDÌ DELLA VI SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

Mc 8,14-21


In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.

Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».



Pensiamo ai quattro gruppi ideologici del tempo di Gesù: i farisei, i sadducei, gli esseni, gli zeloti. Quattro gruppi che avevano indurito il cuore per portare avanti un progetto che non era quello di Dio; non c’era posto per il progetto di Dio, non c’era posto per la compassione. Quando il cuore diventa indurito, quando il cuore si indurisce, si dimentica… Si dimentica la grazia della salvezza, si dimentica la gratuità. Il cuore duro porta alle liti, porta alle guerre, porta all’egoismo, porta alla distruzione del fratello, perché non c’è compassione. E il messaggio di salvezza più grande è che Dio ha avuto compassione di noi. Quel ritornello del Vangelo, quando Gesù vede una persona, una situazione dolorosa: “ne ebbe compassione”. (…) Gesù è la compassione del Padre; Gesù è lo schiaffo a ogni durezza di cuore. Ognuno di noi ha qualcosa che si è indurito nel cuore. Facciamo memoria, e che sia il Signore a darci un cuore retto e sincero (…) dove abita il Signore. Nei cuori duri non può entrare il Signore; nei cuori ideologici non può entrare il Signore. Il Signore entra solo nei cuori che sono come il suo cuore: i cuori compassionevoli, i cuori che hanno compassione, i cuori aperti. (Francesco - Omelia Santa Marta, 18 febbraio 2020)

domenica 15 febbraio 2026

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A

Mt 5,17-37


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.

Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!

Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.

Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.

Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».


https://m.youtube.com/watch?v=cxXhsYnlQTc&pp=0gcJCYcKAYcqIYzv

sabato 14 febbraio 2026

SANTI CIRILLO, MONACO, E METODIO, VESCOVO, PATRONI D'EUROPA - FESTA

Lc 10,1-9


In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"».



Benedetto XVI, Papa (XXI sec) • “Nel campo di Dio c’è lavoro per tutti”. Domenica, 8 luglio 2007


Il Vangelo di oggi (cfr. Lc 10,1-12.17-20) presenta Gesù che invia settantadue discepoli nei villaggi verso i quali sta per recarsi, affinché preparino il terreno. Questa è una particolarità dell’evangelista Luca, che sottolinea come la missione non sia riservata solo ai dodici Apostoli, ma si estenda anche ad altri discepoli.

Infatti, Gesù dice: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi» (Lc 10,2). Nel campo di Dio c’è lavoro per tutti.

Ma Cristo non si limita a inviare: dà ai missionari anche regole di comportamento chiare e precise. Innanzitutto li invia «a due a due», affinché si aiutino reciprocamente e diano testimonianza di amore fraterno. Li avverte che saranno «come pecore in mezzo ai lupi», cioè dovranno essere pacifici in ogni situazione e portare sempre un messaggio di pace; non porteranno con sé né sacca né denaro, per vivere di quanto la Provvidenza provvederà; guariranno i malati come segno della misericordia di Dio; se saranno rifiutati in qualche luogo, dovranno semplicemente metterli in guardia sulla responsabilità di respingere il Regno di Dio.

San Luca sottolinea l’entusiasmo dei discepoli per i frutti della missione e riporta queste belle parole di Gesù: «Non gioite perché gli spiriti vi sono sottomessi; gioite piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc 10,20).

Che questo Vangelo risvegli in tutti i battezzati la consapevolezza di essere missionari di Cristo, chiamati a preparargli la via con le parole e con la testimonianza della vita.

Che la Vergine Maria ci protegga sempre, sia nella missione sia nel meritato riposo, affinché possiamo svolgere con gioia e con frutto il nostro lavoro nella vigna del Signore.

venerdì 13 febbraio 2026

​VENERDÌ DELLA V SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

Mc 7,31-37


In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».



San Efrem, diacono (IV sec.), Sermone “Su nostro Signore”, 10-11, sul mistero della manifestazione divina nel corpo di Cristo. •


La forza divina, che l’uomo non può toccare, scese e si avvolse in un corpo palpabile affinché i poveri potessero toccarla, e toccando l’umanità di Cristo, percepissero la sua divinità.

Attraverso delle dita di carne, il sordomuto sentì qualcuno che toccava le sue orecchie e la sua lingua. Con dita tangibili percepì l’intoccabile divinità, una volta sciolto il vincolo della sua lingua e aperte le porte chiuse delle sue orecchie. Perché l’architetto e artefice del corpo venne fino a lui e, con una parola dolce, creò senza dolore dei canali nelle sue orecchie sorde; allora anche la sua bocca chiusa, fino ad allora incapace di pronunciare una parola, diede al mondo lode a Colui che così fece fruttare la sua sterilità.

Anche il Signore plasmò argilla con la sua saliva e la stese sugli occhi del cieco dalla nascita (Gv 9,6), per farci comprendere che gli mancava qualcosa, come al sordomuto. Una imperfezione congenita della nostra pasta umana fu rimossa grazie al lievito che proviene dal suo corpo perfetto.

Per completare ciò che mancava a questi corpi umani, diede qualcosa di sé stesso, proprio come si dona nel cibo [nell’Eucaristia]. È attraverso questo mezzo che elimina i difetti e risuscita i morti, affinché possiamo riconoscere che, grazie al suo corpo «in cui abita tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9), i difetti della nostra umanità sono rimossi e la vera vita è donata ai mortali mediante questo corpo in cui abita la vita stessa.

giovedì 12 febbraio 2026

GIOVEDÌ DELLA V SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

Mc 7,24-30


In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.

Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia.

Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va': il demonio è uscito da tua figlia».

Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n'era andato.



San Francesco di Sales, Sermone X, 224, “Le tre qualità della fede” •


Perché la fede sia grande, deve avere tre qualità: deve essere fiduciosa, perseverante e umile.

«Signore —dice la donna—, abbi pietà di me, perché mia figlia è terribilmente tormentata dal demonio». Che grande fiducia! Ella crede che, se il Signore avrà pietà di lei, sua figlia sarà guarita. Non dubita né del suo potere né della sua volontà, perché esclama: «abbi pietà di me». Come a dire: so che sei pietoso con tutti e non dubito che, se ti chiedo pietà, la concederai; e non appena la concederai, mia figlia sarà guarita.

Il difetto maggiore delle nostre preghiere e di tutto ciò che ci accade è infatti che la nostra fiducia è debole. Da qui nasce il fatto che non meritiamo di ricevere l’aiuto come lo desideriamo o lo chiediamo.

La seconda qualità della fede è la perseveranza. La nostra donna cananea, vedendo che il Signore non le rispondeva e sembrava non prestare attenzione alla sua richiesta, non smise di gridare: «Figlio di Dio, abbi pietà di me». Fino a quando gli Apostoli gli dissero: «Signore, ascoltala, perché non smette di gridare dietro di te».

Perseveriamo nella preghiera in ogni tempo, perché anche se il Signore sembra non ascoltarci, non è perché voglia disprezzarci, ma per costringerci a gridare più forte e così farci percepire meglio la grandezza della sua misericordia.

La terza qualità della fede è l’umiltà. Quando il Signore disse a questa donna: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini», ella non si offese, ma rispose: «Sì, Signore, ma anche i cagnolini si nutrono delle briciole che cadono».

Questa umiltà fu così gradita al nostro Salvatore, che le concesse tutto ciò che chiedeva, dicendo: «Donna, grande è la tua fede: sia fatto secondo il tuo desiderio». È vero che tutte le virtù sono molto gradite a Dio, ma l’umiltà gli è particolarmente cara, e sembra che non possa resisterle.