Mc 6,53-56
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
Santa Teresa di Gesù, dottore della Chiesa (s. XVI) “Cammino di perfezione” cap. 34 •
Quando Gesù viveva sulla terra, bastava toccare le sue vesti perché i malati fossero guariti.
Perché allora dubitare che, se abbiamo fede, continui anche oggi a compiere opere di grazia in nostro favore, quando nella comunione eucaristica è unito a noi in modo così intimo? Perché non dovrebbe concederci ciò che gli chiediamo, se si trova nella sua stessa casa? Il Signore non ricompensa mai male l’ospitalità che gli offriamo nel profondo della nostra anima, quando l’accoglienza è sincera.
Vi rattrista forse non poter contemplare il Signore con gli occhi del corpo? Accettate che, per ora, non è ciò che più ci è dato.
Ma quando il Signore vede che un’anima può trarre vero beneficio dalla sua presenza, allora si lascia incontrare. Non sarà una visione con gli occhi del corpo, ma una manifestazione interiore, fatta di luce, di pace profonda, o di altri segni che solo il cuore riconosce.
Restate dunque volentieri con lui. Non lasciate passare un momento così prezioso per affidargli ciò che vi sta più a cuore, soprattutto nell’ora che segue la comunione.