giovedì 22 gennaio 2026

VENERDÌ DELLA II SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

Mc 3,13-19


In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.

Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.



In un clima di crescente ostilità nei suoi confronti, dopo aver cominciato a manifestare la potenza del Regno di Dio in opere e parole, anche il Signore Gesù si ritrova a dover compiere una sorta di rinuncia. Non si tratta della rinuncia a vendicarsi su coloro che cominciano a manifestarsi come suoi avversari, già pronti a «farlo morire» (Mc 3,6), ma della rinuncia a compiere in solitudine la predicazione del Vangelo. Salito «sul monte» (3,13), Gesù sceglie di non assolutizzare la sua autorevolezza, ma di parteciparla a uomini con cui stabilisce anzitutto una comunione di vita:

«Ne costituì Dodici — che chiamò apostoli —, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni» (Mc 3,14-15).

Rinunciare alla propria capacità – come fa Gesù – non significa soltanto accordare spazio agli altri, ma anche nutrire una grande fiducia in quello che può ancora accadere se si sceglie di camminare insieme: «(Gesù) chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui» (3,13). Volere l’altro non può mai ridursi a evitare di fargli del male o tollerare la sua presenza. Significa sceglierlo davvero e senza condizioni, come fa colui che è capace di giocarsi solo nell’orizzonte di rapporti indissolubili.

(P. R. Pasolini)